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Azzerare tutto

Azzerare tutto e ripartire, non necessariamente con gli stessi uomini. Questo dobbiamo fare...
Si rende di tutta evidenza con questa tornata elettorale, politica prima e amministrativa dopo, che il vero problema del Pd è che il Pd ancora non esiste.
Non credo di scoprire l'acqua calda se rilevo che non si è mai visto un'organismo che si forma partendo dal vertice per arrivare alla base. Questo modo di procedere ha consentito di centralizzare le scelte delle candidature nella segreteria nazionale e in quelle regionali, poichè quelle provinciali (e ancor più quelle cittadine)si erano formate da troppo poco tempo per avere una voce in capitolo.
Ne è conseguita la nascita di un partito leaderistico e poco radicato sul territorio come dimostrano le scoppole delle amministrative. Un partito con un potere centrale ben definito e poteri locali magmatici e ristagnanti, in cui ogni singolo esponente ha cercato i suoi riferimenti correntizi alla disperata ricerca di un ancoraggio che garantisse la solidità delle proprie rendite.
Allora, premesso che ogni leader moderno ed "anglosassone" che si rispetti difronte a questo fallimento dovrebbe avere il sussulto di lasciare la guida del partito, mi chiedo se il problema si risolverebbe sostituendo al Veltroni di oggi il Bersani o il Letta di domani o se piuttosto nn sia il caso di azzerare tutto e di ripartire dalla base per poi giungere al congresso nazionale, da tenersi entro quest'anno,cm accade in qualsiasi organismo democratico. Se c'è una lezione che dobbiamo imparare dal successo della Lega Nord è che quanto più vicino sei alla gente, tanto più forte sarà il tuo consenso, perchè diciamocelo a chiare lettere, queste elezioni dimostrano che noi non sappiamo stare a contatto con le persone perchè pretendiamo di sapere meglio di loro quello di cui hanno bisogno.

Pubblicato il 29/4/2008 alle 13.16 nella rubrica Diario.

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